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Blatte e scarafaggi negli ospedali, quali sono i rischi

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Quando si parla di blatte e scarafaggi si tende a immaginare un luogo sporco, buio, fatiscente. Oppure si pensa alla propria casa quando una volta ogni tanto può capitare di trovare qualche blatta entrata di soppiatto senza chiedere il permesso. Raramente però si pensa a un ospedale o comunque un luogo di cura, perché gli ospedali dovrebbero essere i luoghi più puliti e disinfettati, almeno questo nell’immaginario collettivo. Ma nella realtà è davvero così? Purtroppo no, e recenti fatti di cronaca lo confermano, attestando quindi che gli ospedali non sono queste fortezze impenetrabili da parte di animali come le blatte, con tutto ciò che ne consegue.

 

Quando le blatte vanno all’ospedale

 

Non è un fatto così raro sentire notizie che riguardano la presenza di blatte negli ospedali. Purtroppo i nosocomi non sono questo compendio di igiene e sterilità, prova ne sia che molti degenti finiscono per contrarre gravi patologie virali e batteriche proprio durante il loro ricovero. E le blatte in tutto questo cosa c’entrano? Ebbene, le blatte sono veicolo di alcune gravi, gravissime patologie, non è certo il caso che girino indisturbate tra le corsie o peggio, nelle cucine.

Sì, proprio nelle cucine, come riporta una notizia di qualche mese fa e dove veniva denunciato un fatto gravissimo: la presenza delle blatte (e non solo) in una cucina dell’ospedale più conosciuto di Torino, Le Molinette.

La vicenda viene resa nota in seguito alla denuncia di un’infermiera del reparto di pediatria che ha fatto un ritrovamento raccapricciante. La donna, infatti, ha trovato uno scarafaggio che galleggiava in un piatto di riso in bianco che avrebbe dovuto consumare per il pranzo. Prontamente ha così scattato una foto del ritrovamento nel suo piatto che era stato portato in un vassoio nel reparto di pediatria dove l’infermiera prestava servizio.

blatteosp01-minOvviamente la cosa ha avuto un seguito. Allertato dall’infermiera, il sindacato Nursing up ha presentato una querela al Servizio di Igiene e Alimenti dell’Asl di Torino. L’ente no ha quindi perso tempo e ha inviato gli ispettori sanitari che hanno eseguito dei controlli a tappeto. Un vero e proprio blitz che ha portato a una scoperta davvero inquietante.

Durante l’ispezione della cucina, la cucina che rifornisce coi suoi pasti tutti i reparti dell’ospedale, ma anche il personale medico e paramedico, è stato fatto un ritrovamento che ha dell’incredibile: alcuni nidi di blatte accanto ai forni. Anche se non si è trattato di un’infestazione drammatica, la scoperta ha comunque suscitato scalpore. Le cucine sono state chiuse immediatamente e il caso è stato, come era giusto che fosse, segnalato in procura.

Il fatto risulta essere particolarmente grave, oltre al comprensibile disgusto che ha provocato, proprio perché accaduto all’interno di una cucina che rifornisce un ospedale, uno di quei luoghi che maggiormente dovrebbe essere sterile e lontano da episodi di questo genere perché, ricordiamo, potrebbero esservi pazienti oncologici, neonati e altri degenti a serio rischio perché con un sistema immunitario compromesso.

 

Quali malattie veicolano le blatte che entrano in ospedale?

 

Diciamo subito che tutte le blatte sono portatrici di malattie, non solo quelle che entrano negli ospedali, ma soprattutto quelle possono dimostrarsi un vero rischio. Quello che è accaduto nelle Molinette di Torino non è un caso isolato, spesso si sente di reparti invasi dalle formiche, dalle pulci, e perfino dai topi. Queste cose in un ospedale non dovrebbero mai accadere.

Però, per quanto riguarda nello specifico le blatte, facciamo una carrellata rapida delle malattie che sono in grado di veicolare.

blatteosp02-minVa evidenziato che gli scarafaggi non trasmettono direttamente le malattie, quindi non è il contatto con la blatta a essere rischioso, quanto il contatto con le cose contaminate da loro, soprattutto gli alimenti. Anche l’Oms è molto chiara su questo e conferma che che gli scarafaggi non hanno una parte attiva nel contagio delle malattie in modo diretto, come per esempio invece accade con le zanzare, ma che sono piuttosto come le mosche: contribuiscono alla diffusione di certe patologie mediante contaminazione.

Uno si potrebbe sentire più sollevato, “Ah ecco, non è che uno scarafaggio mi punge e mi contagia una brutta malattia!” Effettivamente questo non accade, tuttavia il contagio da contaminazione è comunque molto rischioso, soprattutto se rapportiamo tutto questo ai malati e agli immunodepressi che si trovano ricoverati in un ospedale.

Tra le malattie che veicolano le blatte, una delle meno pericolose è certamente la dissenteria. Questa si manifesta come una gastroenterite con diarrea emorragica, ma generalmente gli esiti della malattia sono positivi oggigiorno. Per evitare di contrarre questa patologia ci si deve lavare spesso le mani.

Un’altra patologia molto frequente che viene veicolata dalle blatte è la Campylobacter. Questa è una patologia comune, un’infezione batterica che si propaga mediante ingestione di bevande e cibi contaminati dal batterio. I sintomi di questa malattia comprendono una forte dissenteria, dolori addominali e febbre. Anche questa patologia ha solitamente un esito positivo se tratta correttamente e idratando il paziente.

La listeriosi è un’altra infezione batterica molto frequente che si può contrarre attraverso il consumo di cibi e bevande contaminate. Questa patologia è rischiosa per le persone che hanno un sistema immunitario compromesso. Da qui si capisce quanto la diffusione della malattia all’interno di un ospedale possa essere particolarmente rischiosa. I sintomi anche qui includono episodi di diarrea, dolori muscolari, fino ad arrivare alle convulsioni. Certamente non è auspicabile che si diffonda all’interno delle corsie di un ospedale dove si trovano persone già debilitate o neonati.

Ancora, tra le infezioni, si segnala l’escherichia coli, una malattia diffusa a causa di un batterio che normalmente abita il nostro intestino, ma che delle volte può diventare molto pericoloso se contamina alimenti e bevande. Quanto ai sintomi troviamo nausea, vomiti, febbre, dolori muscolari. Normalmente la malattia dura due o tre settimane. Le blatte sono uno dei principali veicoli di questi batteri e contaminano gli alimenti mediante zampe ed esoscheletro.

Ma come fanno le blatte a contaminare i cibi che poi ingeriamo? Lo fanno sostanzialmente mediante i loro stessi escrementi, il vomito o il contatto diretto. Il ciclo del contagio avviene dunque in questo modo. La blatta ingerisce un cibo contaminato. L’agente patogeno resta così all’interno del loro apparato digerente e verrà espulso mediante le feci nell’esatto luogo in cui lo scarafaggio si trova, andando così a contaminare cibi, bevande o superfici.  Si comprende facilmente di quanto questo sia rischioso se accade all’interno di un ospedale.

Anche con la saliva delle blatte si possono diffondere gli agenti patogeni, ingeriti dalla blatta durante il pasto con cibi contaminati. Ma non è tutto, perché virus e batteri possono depositarsi sulle zampe di blatte e scarafaggi.

Il contagio con l’uomo quindi avviene mediante ingestione di cibi a loro volta contaminati, o bevande, e mediante l’utilizzo di oggetti contaminati, come per esempio piatti, posate e stoviglie in genere.

 

Da dove entrano le blatte negli ospedali

 

Basta guardare con attenzione una blatta per capire che non è difficile che riescano a trovare un pertugio da dove infiltrarsi tanto nelle nostre case quanto negli ospedali.

Questi piccoli insetti utilizzano qualsiasi occasione gli si presenti per entrare in quei luoghi dove avvertono la presenza del cibo. Una neanide, la blatta appena nata per intenderci, è in grado di appiattirsi talmente tanto da riuscire a sfruttare anche i passaggi più stretti. La periplaneta americana, invece, può volare e dunque può entrare per via aerea da eventuali finestre aperte.

Le blatte, inoltre, entrano attraverso le intercapedini dietro le quali, magari, si nasconde qualche pertugio difficile da scovare. Ma la verità dei fatti è che sovente siamo noi stessi a introdurle sia in casa che negli ospedali attraverso cartoni contenenti alimenti. Una volta penetrate nell’abitazione o nell’ospedale, se le blatte trovano un ambiente favorevole, si riproducono rapidamente dando il via a una vera e propria infestazione.

 

L’infestazione nell’ospedale

 

L’infestazione nell’ospedale non è tanto diversa dall’infestazione della casa. Le blatte cercano un luogo appartato, caldo umido preferibilmente e dove vi sia abbondanza di cibo. Nel caso delle Molinette è stato piuttosto facile dato che le blatte hanno nidificato proprio in cucina, e questo, sia chiaro, non è un buon segnale. Infatti, se da una parte è vero che questi insetti vanno alla ricerca di luoghi appartati, dall’altra è anche vero che non vederli significa che le pulizie e le disinfestazioni non vengono sempre fatte a regola d’arte.

blatteosp03-minMa quanto tempo ci vuole affinché le blatte diano il via a un’infestazione? Purtroppo poco, è sufficiente che vi siano un paio di femmine per infestare un luogo. Ogni femmina infatti può partorire un buon numero di ooteche, una sorta di “astuccio” all’interno del quale sono custodite le uova. Queste variano nel numero a seconda della specie di blatta, ma possono arrivare anche a una sessantina. Il calcolo da fare ora è in base alle femmine nuove nate che in breve tempo saranno in grado di procreare a loro volta.

La cosa che lascia perplessi è che tutto questo sia accaduto in un ospedale e ancora di più nella cucina di un ospedale, un luogo che dovrebbe essere quotidianamente pulito da cima a fondo in ogni angolo.

A questo punto cosa si può fare? Sicuramente si deve richiedere una disinfestazione da blatte da parte di una ditta specializzata e seria, in modo da eliminare quanto più rapidamente possibile il problema. In genere un esperto non richiede molto tempo per disinfestare e bonificare tutti gli ambienti, vengono utilizzate le migliori strategie in base al tipo di infestazione e i relativi prodotti, facendo ovviamente attenzione a non contaminare, nel caso della cucina, eventuali derrate alimentari.

Una volta disinfestato l’ambiente però non ci si deve crogiolare sul risultato. Le blatte fanno in fretta a tornare a nidificare, quindi è opportuno mantenere l’ambiente sotto un attento monitoraggio in modo da bloccare un’inizio di infestazione sul nascere e non correre ulteriori rischi.

 

 

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