Parassiti invernali: quali sono e come combatterli - Hampton
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Parassiti invernali: quali sono e come combatterli

parassiti invernali

Con la fine dell’estate e l’arrivo dell’inverno, molti sono convinti di essersi finalmente sbarazzati degli infestanti. In realtà molti insetti sono già a riposo, sebbene le zanzare si stiano sempre più abituando a climi rigidi, ma non solo le zanzare sfuggono alla morsa del freddo. Infatti, durante la stagione invernale, a darci problemi sono numerosi parassiti delle piante che non muoiono con le basse temperature. Questo è un grosso problema per chi ha un giardino, un frutteto, un orto, o anche semplicemente delle piante in casa che possono essere attaccate e distrutte dai parassiti.

 

Parassiti, un pericolo anche in inverno

 

Funghi, batteri, acari, ma anche molti insetti, continuano a darci fastidio durante la stagione invernale. Molti di essi si nascondono sotto gli anfratti e le corrugazioni della corteccia di determinati alberi, oppure sotto alle foglie, incluse quelle secche che si accumulano per terra o su alcuni frutti che non sono stati colti e che sono rimasti così ad avvizzire sull’albero.

Inoltre, molti pericolosi insetti, durante questo periodo, sono meno offensivi o fastidiosi perché si trovano in un momento di “riposo”. Questo è il momento per eliminarli senza correre rischi. Interrompendo il ciclo vitale di insetti e parassiti in genere, riusciamo a sbarazzarcene con buon esito. Il problema però sta nel riconoscerli. Non tutti sono facili da trovare o incontrare, molti cercano di svernare nascosti in modo da proteggersi e arrivare alla bella stagione per risvegliarsi e prolificare.

Scopriamo quindi quali sono i nostri potenziali nemici, i parassiti che ci fanno visita durante la stagione invernale.

 

La processionaria

 

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di processionaria. La paura per questo insetto, infatti, è molta. La Thaumatopea pytiocampa, più comunemente processionaria, appartiene all’ordine dei Lepidotteri. A essere  pericoloso però non è l’insetto adulto, quindi la farfalla, ma il bruco. Questi è infatti ricoperto da una peluria altamente urticante che può provocare gravi lesioni e nei cani può portare alla morte.

parassiti invernaliIl pericolo per i cani è che entrino in stretto contatto con l’insetto. Se nei paraggi vi sono degli alberi di pino si deve prestare molta attenzione. Questi bruchi, di dimensioni ben visibili, amano cibarsi di questi alberi. Si spostano dal nido componendo una lunga fila. Il cane, incuriosito, può andare ad annusarli o leccarli. I peli urticanti portano a una rapida necrosi dei tessuti che vi entrano in contatto.

Per l’uomo il pericolo è decisamente più contenuto, tuttavia, soprattutto in presenza di bambini, è bene fare molta attenzione.

L’insetto adulto è visibile nei mesi estivi, è una farfalla dalla colorazione bianco-grigia con un’apertura alare di qualche centimetro, ma che al contrario del bruco, non è pericoloso né per i vegetali né per animali o uomo. Le larve nascono in agosto e fin da subito iniziano a mangiare con intensa voracità gli aghi dei pini.

In autunno, invece, formano i nidi che si presentano con forma tondeggiante e con colorazione bianco grigio. Alla prima vista sembra quasi come un groviglio di fili di seta.

Da tempo ormai vi è una lotta alla processionaria per decreto legislativo in quanto l’insetto minaccia la sopravvivenza del patrimonio arboreo, oltre a essere un rischio per la salute sia umana che degli animali. In caso si ravvisi la presenza della processionaria ci si deve immediatamente rivolgere al Servizio Fitosanitario Regionale del Corpo Forestale in modo che possano intervenire tempestivamente.

Tutti gli interventi devono essere fatti esclusivamente da personale qualificato e durante il periodo invernale per correre meno rischi, dato che le larve non sono ancora fuoriuscite dai nidi.

 

Cocciniglie, parassita delle piante

 

Passiamo ora a esaminare un fastidioso parassita delle piante che non è pericoloso per l’uomo (viene anche utilizzato nell’industria alimentare come colorante), ma che può davvero portare all’insorgenza di gravi problemi per i vegetali.

Questo parassita è infatti molto prolifico e resistente verso gli insetticidi più comuni. Le piante che prediligono sono le sempreverdi, dall’alloro all’agrifoglio, dal corbezzolo all’oleandro. Si capisce quindi quale grave danno possa apportare.

La cocciniglia si nutre della linfa di queste piante sottraendogli quindi la sostanza nutritiva che serve loro per sopravvivere. Con il loro apparato boccale attaccano le pareti verdi. La conseguenza immediatamente visibile sono le foglie che ingialliscono rapidamente e che deperiscono, arrivando perfino a causare, nei casi più gravi, la morte della pianta.

Il ciclo vitale della cocciniglia consta di tre stadi: uovo, giovane e adulto. In questo modo possono agevolmente superare l’inverno senza grossi problemi. L’intervento dei disinfestazione deve essere fatto d’inverno in modo tale da risultare più efficace. In questo modo si può garantire la guarigione della pianta.

La cocciniglia è abbastanza facile da riconoscere, data la sua particolare consistenza, che è cotonosa o lanosa, ma anche coriacea, e data la forma che può essere semisferica, a virgola o a stella, oltre che a scudetto. Il colore è bianco o giallastro, ma anche bruno o nerastro. Gli individui adulti sono saldamente aderenti ai fiori, ai rametti, ai piccioli.

Per disinfestare le piante da questi parassiti si devono utilizzare degli insetticidi specifici, liquidi, di solito si scelgono oli minerali bianchi attivati. Questi ricoprono le piante con un film oleoso e finiscono per soffocare gli insetti. Vi sono poi altri prodotti più specifici che possono essere utilizzati in caso di attacchi più importanti.

L’intervento deve essere ripetuto se necessario, fino a quando l’insetto non viene debellato. Se però l’infestazione fosse particolarmente importante si devono eliminare le parti della pianta gravemente compromesse. Se invece l’infestazione non è estesa si può utilizzare anche del semplice sapone di Marsiglia in soluzione acquosa.

 

Gli attacchi degli insetti galligeni

 

Un altro problema per le piante è l’attacco degli insetti galligeni. Si tratta di insetti di varia tipologia, per lo più di imenotteri. Il risultato di questo attacco sono delle escrescenze, delle proliferazioni cellulari che presentano sui rami e anche sul tronco di numerose specie sempreverdi come corbezzolo, sughero, leccio o caducifoglie: frassino, tiglio, aceri.

Se esaminiamo la tipologia del danno, si tratta per lo più di un danno estetico nelle piante adulte mentre in quelle più giovani la pianta si può indebolire al punto da comprometterne la crescita e lo sviluppo.

Se le galleghe non sono di numero significativo si può anche non intervenire, ma se gli attacchi sono ripetuti, i trattamenti devono essere più insistenti. Solitamente si utilizzano soluzioni con acqua e sapone di Marsiglia, mentre nelle porzioni più colpite si deve agire con un taglio della parte infestata.

 

Fumaggine, quella patina oscura

 

La fumaggine si riconosce con molta facilità perché si può notare sulla pianta colpita una patina nerastra, spessa, talvolta untuosa, che va a formarsi in quelle zone che sono state precedentemente attaccate da alcuni insetti e dove si è formata la melata. Le zone più colpite sono le foglie più vecchie e ombreggiate, ma anche porzioni più giovani della pianta possono essere interessate da questo problema.

parassiti invernaliLa buona notizia, però è che se si interviene per tempo si riesce a contenere la malattia riducendo i danni alla pianta. Qualora si dovesse notare la presenza della fumaggine nella pianta, si deve ricorrere all’utilizzo di anticrittogamici rameici che vanno distribuiti sulle parti colpite. Purtroppo il lavaggio con soluzione di acqua e sapone di Marsiglia è efficace solamente nel caso in cui lo spessore dell’incrostazione sia sottile.

 

I funghi delle mummie dei fruttiferi

 

Spesso, dopo la caduta delle foglie, in autunno, si possono notare sugli alberi da frutta (pesco, albicocco, melo e susino), dei frutti rinsecchiti. Questi frutti, che in precedenza erano marciti a causa di patogeni fungini (soprattutto Monilla) possono trovarsi sia ancora attaccati all’albero, sia per terra, rimanendo come mummificati per tutto il periodo autunno-invernale.

Il pericolo maggiore è dato però dai frutti che restano sull’albero. Le spore che contengono, infatti, sopravvivono facilmente anche alle temperature invernali e non appena ritorna il caldo sono in grado di germinare, infettando tutta la pianta e quelle vicine, dato che le spore vengono trasportate dal vento.

Per non correre pericoli è bene quindi, proprio nella stagione invernale, staccare questi frutti dagli alberi e raccoglierli da terra. Sui rami più alti, dove è difficile arrivare, si devono invece trattare con prodotti a base di rame. Il trattamento deve essere eseguito anche nel caso in cui i frutti lesionati siano numerosi.

 

L’Oziorrinco

 

Tra i parassiti più temuti da chi ama prendersi cura delle piante da giardino c’è sicuramente l’Oziorrinco, nome scientifico Otiorrhyncus rugosostriatus. Questo parassita attacca in particolare le specie acidofile, quali azalea, gardenia, ortensia, camelia, rododendro, gli arbusti sempre verdi, come l’alloro, viburno, ligustro e lauroceraso, le specie tappezzanti, come l’edera, ma anche le piante da fiore in vaso.

Ad attaccare le piante sono sia le larve che gli insetti adulti, a differenza della processionaria. Le larve crescono nello strato più superficiale del terreno, proprio vicino al colletto della pianta. La scelta del luogo non è casuale. Proprio qui, infatti, si trovano le parti più tenere e appetibili della malcapitata pianta.

Se questa subisce forti attacchi dall’insetto, può arrivare a deperire. Per capire se si tratta di Oziorrinco basta osservare le foglie: se si scorgono erosioni evidenti e irregolari, è molto probabile ci si trovi davanti a questo tipo di parassita.

L’inverno è il momento migliore per intervenire. In questa stagione nascono le larve e proprio ora bisogna eliminarle, prima che si trasformino in insetto adulto, un coleottero di forma ovale e scuro, con corazza, di circa 1 cm di lunghezza. I trattamenti antiparassitari che bisogna utilizzare, in questo caso, si basano sulla lotta microbiologica: dei vermi filiformi di piccole dimensioni, i nematodi entomoparassiti, che, distribuiti sul terreno, eliminano le larve. Un solo trattamento solitamente non basta.

 

Meglio chiedere l’intervento di un professionista

 

Se l’infestazione dei parassiti invernali è molto piccola, si può riuscire a fronteggiarla tranquillamente da soli, ma se le dimensioni fossero importanti, o se il rischio di aumentare il danno fosse elevato, è bene rivolgersi a un esperto della disinfestazione degli agenti parassitari che, studiato il problema, sarà in grado di risolverlo in breve tempo.

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