Perché un archivio in cattivo stato nuoce agli utenti? - Hampton
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Perché un archivio in cattivo stato nuoce agli utenti?

Solitamente in un archivio si dovrebbero garantire delle condizioni di conservazione ottimali per libri e documenti atte a prolungare il più possibile la loro la loro vita. Purtroppo, per molteplici motivi, ciò non sempre accade e, oltre al danno che potrebbe subire il materiale da questa mancanza, si aggiunge un possibile rischio per la salute dell’utenza che frequenta quei locali.

 

Polvere e spore

 

Il principale fattore di rischio è la polvere presente su tutte le superfici non sottoposte ad un’adeguata spolveratura periodica (processo estremamente importante per evitare anche il biodeterioramento del nostro materiale d’archivio). Tra i suoi vari componenti è importante ricordare le spore.

Queste strutture possono essere di natura micotica o batterica e rappresentano un mezzo di dispersione utilizzato da moltissime specie per colonizzare nuovi ambienti. Che siano esse utilizzate per la riproduzione, nel caso dei funghi, o siano delle forme di resistenza a condizioni ambientali avversi, nel caso dei batteri, le spore presentano caratteristiche simili e permettono ad entrambe le specie la sopravvivenza in luoghi in cui, a causa di valori di temperatura e umidità non ottimali, non sarebbe per loro possibile svilupparsi.

Queste strutture possono rimanere in quiescenza per un lunghissimo periodo di tempo fino a quando non trovano condizioni adatte per permettere la nascita di una colonia di microrganismi che utilizzeranno come fonte primaria di nutrimento la carta o la pergamena.

È quindi molto importante conoscere la salute del proprio archivio o della propria biblioteca perché non è detto che, in assenza di tracce di un’infezione attiva, non siano presenti microrganismi patogeni sui nostri materiali sotto forma di spore.

doc-1-4È sempre buona norma pulirsi molto bene le mani dopo essere entrati in contatto con libri o documenti che siano impolverati o che sappiamo non esser maneggiati da molto tempo dato che potremmo rischiare di portare alla bocca o inspirare microrganismi che potrebbero causare gravi danni alla salute. Ovviamente non tutti i funghi o batteri patogeni che possono essere presenti nei materiali d’archivio e biblioteca rappresentano un rischio per la salute dell’uomo ma, in assenza di un’analisi di laboratorio in grado di rivelare a quali e a quante specie ci troviamo di fronte, è buona norma usare molta cautela e, se possibile, maneggiare i materiali con guanti monouso e mascherina.

 

Un esempio: Lo Stachybotrys chartarum

 

Un fungo in grado di nuocere alla salute umana, ad esempio, è lo Stachybotrys chartarum. Si trova in luoghi ricchi di cellulosa che sfrutta come materia prima e le sue spore, aerotrasportate, possono sopravvivere in ambienti non adatti al suo sviluppo anche per una decina di anni. Se è in fase di sviluppo, si presenta sulla carta con l’aspetto di una macchia nera vellutata ma, come già detto, è necessaria un’analisi di laboratorio approfondita per riconoscere con esattezza questa specie.

 

Le prime testimonianze della pericolosità di questo fungo risalgono al primo ‘900 quando, data la sua presenza sulla paglia, aveva causato malattie al bestiame e agli allevatori manifestandosi attraverso dermatite, flogosi delle vie aeree, congiuntivite, dispnea, febbre, mal di testa, emorragie. In generale i disturbi attribuiti allo Stachybotrys sono problemi respiratori che possono essere lievi (come rinite o tosse) oppure più gravi (ad esempio febbre, dispnea o emottisi), oltre a patologie quali asma, polmonite, enfisema o fibrosi polmonare.

Il suo potere patogeno verso l’uomo è dato dalla produzione di micotossine, sostanze chimiche che non possiedono un ruolo nel processo di crescita del fungo ma che vengono prodotte in determinate condizioni di pH, di temperatura e dal tipo di substrato utilizzato dal fungo durante lo sviluppo della colonia fungina. Maggiore è l’esposizione che un individuo ha a queste tossine e più grave ed evidente è il danno che subisce. Ad esempio un utente che arriva in biblioteca per una semplice consultazione potrà cavarsela con un semplice mal di testa o leggero raffreddore mentre un dipendente della struttura che frequenta ogni giorno i locali andrà incontro a problemi all’apparato respiratorio ben più gravi dipendentemente dalle ore che passa nel locale infetto e dalla concentrazione di spore disperse nell’aria.

 

La sindrome dell’edificio malato

 

I funghi potrebbero costituire un’importante parte di quella che viene chiamata Sindrome dell’edificio malato (Sick building syndrome – SBS) la quale si manifesta in molti edifici dotati di impianti di ventilazione meccanica senza immissione di aria fresca dall’esterno. Si tratta di sintomi soprattutto di modesta entità ma che possono anche peggiorare nel tempo e causare un significativo calo della produttività.

In caso di macchie sospette è consigliabile sempre l’uso di guanti monouso e, se possibile, una mascherina per evitare di entrare in contatto con le sostanze prodotte dalle colonie fungine. In caso si maneggi materiale impolverato bisogna lavarsi spesso le mani ed evitare il contatto con viso e occhi.

Sono tutt’ora in corso studi volti a comprendere meglio come la presenza di determinate specie di funghi, e la loro concentrazione all’interno dei locali, possa danneggiare le persone che li frequentano, quali sono le strutture di questi microrganismi che provocano danno e come agiscono sull’uomo.

Si tratta di un campo in continua evoluzione ed aggiornamento dato che questa problematica è divenuta importante solo in tempi recenti in Italia. In precedenza infatti si dava un maggior spazio al restauro e alla conservazione dei manufatti ma non alla salute delle persone che entravano in contatto con essi.

Infezioni di funghi e batteri sono le cause principali di problematiche legate alla salute data la difficoltà di rilevare la loro presenza. Non bisogna però dimenticare la presenza di varie specie di insetti o topi che possono rappresentare un pericoloso vettore per diverse malattie.

 

Spolverare per prevenire

 

doc-1-4-1In conclusione la prevenzione e la buona manutenzione di un archivio è essenziale per evitare di incorrere in problematiche legate alla conservazione dei documenti e alla salute degli utenti che hanno accesso ad esso. È buona norma spolverare il materiale una volta l’anno, oppure ogni due, affidandosi a ditte specializzate che possiedono gli strumenti adatti per mettere in sicurezza il nostro ambiente di lavoro e/o consultazione (Si rammenta che, per una buona spolveratura, sono necessari aspirapolveri speciali con filtri EPA oppure l’utilizzo di cappe aspiranti per non disperdere la polvere nuovamente tra gli scaffali, eliminandola completamente) e riconoscere eventualmente la presenza di un’infezione in atto. Se questa è presente, sarà poi necessario procedere al riconoscimento del patogeno con cui abbiamo a che fare nella stanza per stabilire il rischio a cui sono esposte le persone che frequentano il locale e capire quale metodo usare per disinfettare tutto il materiale e l’ambiente.

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